Tumore dell’ovaio

Prendersi cura della propria salute è importante, non soltanto per sé stessi, ma anche per coloro che ci circondano. Dalla salute della donna dipende infatti molto spesso l’organizzazione della famiglia in senso lato, e quindi della società, ed è per questo che serve un’adeguata informazione sulle patologie connesse al genere femminile.

Quali sono gli organi interessati nei tumori femminili?

Annessi (ovaie e tube), utero (corpo e collo dell’utero), vulva e vagina.

img anatomiche-02Cosa sono gli annessi?

Gli annessi comprendono le ovaie e le tube (di Falloppio). Le ovaie sono due piccoli organi a forma di mandorla di circa 3 cm che si trovano ai lati dell’utero a cui sono connessi tramite le tube. Hanno due funzioni principali, produrre ormoni sessuali femminili e ovociti ai fini riproduttivi. Le tube, chiamate anche salpingi, sono due organi tubolari che collegano l’utero alle ovaie per permettere il passaggio dell’ovocita.

Quale tipo di tumore ovarico?

Il tumore dell’ovaio origina nella maggior parte dei casi (>90%) dalle cellule epiteliali che rivestono la superficie delle ovaie o dall’epitelio tubarico, ma può insorgere anche dalle cellule germinali (cioè le cellule che danno origine gli ovociti) o dalle cellule stromali (cioè dallo stroma, tessuto di sostegno della gonade). Si distinguono in tumori benigni (come la cisti ovarica) e tumori maligni (epiteliali, germinali e stromali).

Quale incidenza e prognosi?

Il carcinoma ovarico è l’ottavo tumore più diffuso fra le donne. Nel 2014 in Italia si sono registrati quasi 5 mila nuovi casi, circa il 3% del totale dei tumori diagnosticati tra le donne. Le stime indicano che nel corso della vita 1 donna italiana ogni 74 sviluppa un tumore ovarico. Nella maggior parte dei casi il tumore insorge in donne >50 aa. Fattori di rischio sono rappresentati dalla nulliparità, dal menarca precoce e menopausa tardiva, dall’obesità, da storie di endometriosi. La storia familiare gioca un ruolo importante, poiché la presenza della mutazione dei geni BRCA 1-2 conferisce un aumentato rischio di sviluppare un tumore dell’ovaio e della mammella. La sopravvivenza media a 5 anni dalla diagnosi varia in funzione dello stadio di malattia, dal 90-80% nel I stadio al 60-65% nel II stadio, fino al 20% negli stadi III-IV.

Il tumore epiteliale dell’ovaio

Si divide in due grandi categorie, il tipo I e il tipo II, differenti per eziologia, caratteristiche molecolari e cliniche. Il tipo I include il carcinoma endometriale, il carcinoma a cellule chiare e il carcinoma di basso grado: si tratta di tumori che insorgono da cisti endometriosiche o da tumori sierosi borderline (tumori ad incerta malignità) e che si presentano spesso negli stadi iniziali con un decorso clinico meno aggressivo. Il tipo II origina dall’epitelio della tuba in una percentuale >60%, include i carcinomi sierosi di alto grado, si presenta in uno stadio avanzato di malattia con un andamento clinico più aggressivo. I profili molecolari dei due tipi di tumore ovarico sono differenti, essendo maggiormente presente la mutazione di KRAS, BRAF, PTEN, PI3KCA, ARID1 nel tipo I, mentre la mutazione di p53, e le alterazioni del meccanismo di riparo del danno del DNA che comprendono anche mutazioni di BRCA1 e BRCA2 sono presenti nel tipo II.

Quali sono i sintomi del tumore dell’ovaio?

Il tumore dell’ovaio viene spesso diagnosticato in fase avanzata perché non dà sintomi specifici in fase iniziale. In fase avanzata i sintomi sono rappresentati dal dolore addominale, alterazioni dell’alvo, disturbi urinari, distensione addominale che vengono spesso confusi con disturbi gastrointestinali.

Come si fa la diagnosi del tumore dell’ovaio?

Negli stadi iniziali della malattia la diagnosi è spesso occasionale durante normali controlli di routine, mentre negli stadi avanzati spesso avviene con esame ecografico o TAC per dolore addominale. L’ecografia pelvica transvaginale rappresenta l’esame di scelta per la diagnosi e valutazione di una massa annessiale poiché permette la valutazione delle dimensioni, contenuto, presenza di setti o papille, vascolarizzazione al color Doppler. L’accuratezza dell’ecografia transvaginale è fortemente legata all’esperienza dell’operatore e va pertanto eseguita in centri di riferimento di diagnostica ecografica ginecologica. Il dosaggio di marcatori tumorali quali il Ca125 e l’He-4 possono aiutare nella diagnosi, pur non essendo marcatori specifici della neoplasia. L’esame strumentale TAC viene generalmente eseguito di routine per valutare l’estensione della malattia e programmare l’intervento chirurgico.
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Come si cura il tumore dell’ovaio?

La chirurgia riveste una particolare importanza nel trattamento del tumore ovarico ed è utile ai fini della diagnosi istologica qualora non sia possibile eradicare il tumore in prima istanza. La stadiazione chirurgica prevede l’esecuzione dell’esame citologico su ascite o liquido di lavaggio peritoneale, l’asportazione dell’utero con annessiectomia bilaterale, l’omentectomia, la biopsia di ogni lesione sospetta o biopsie random in diversi sedi se non è presente malattia macroscopica, linfadenectomia pelvica e aortica, appendicectomia (nei tumori mucinosi). L’entità della citoriduzione chirurgica è il fattore maggiormente correlato alla sopravvivenza e pertanto l’approccio chirurgico deve essere mirato ad ottenere un residuo macroscopico assente. Per questo è necessario che venga eseguito in centri di riferimento dal momento che potrebbe essere necessario ricorrere a resezioni intestinali, peritonectomie, splenectomia, etc per raggiungere l’obiettivo della citoriduzione ottimale.

La chemioterapia neoadiuvante seguita da chirurgia rappresenta un’alternativa nelle pazienti in cui non sia possibile ottenere una citoriduzione ottimale in prima istanza o che presentino un rischio operatorio elevato per comorbidità (previa acquisizione di un esame istologico).

La chemioterapia adiuvante (cioè dopo chirurgia ottimale) migliora la prognosi delle pazienti in fase avanzata di malattia e prevede l’utilizzo del carboplatino in associazione al paclitaxel generalmente per una durata di 6 cicli. L’aggiunta di farmaci biologici, come il bevacizumab (con capacità antiangiogeniche) può essere valutato negli stadi avanzati di malattia e utilizzato come terapia di mantenimento al termine della chemioterapia. Negli stadi inziali di malattia, la chemioterapia non sempre è necessaria e può prevedere la somministrazione del monofarmaco.

Quale prevenzione possibile per il tumore dell’ovaio?

Non esistono programmi di screening affidabili per la prevenzione del carcinoma ovarico. Tuttavia, si consiglia di effettuare una visita ginecologica annuale ed eventualmente ecografia pelvica transavginale secondo il giudizio clinico.

Recenti studi hanno messo in evidenza una correlazione tra alterazioni genetiche e carcinoma dell’ovaio (percentuale variabile tra 15 e il 25%). Si conoscono alcune sindromi legate spesso ad una storia familiare di neoplasie e ad una precoce età di insorgenza del tumore, come quella del carcinoma ovarico-mammario legata alla mutazione ereditaria dei geni BRCA1 e BRCA2 e la sindrome di Lynch tipo II, che può includere carcinomi del colon, mammella, endometrio, tratto gastro-intestinale e ovaio. E’ utile effettuare una consulenza genetica nelle pazienti affette da carcinoma ovarico o con storia familiare di neoplasie per stabilire il rischio del singolo individuo e dei familiari. Nelle pazienti portatrici di mutazioni BRCA1-2 è consigliabile l’esecuzione annuale di esame pelvico, dosaggio del Ca125 ed ecografia pelvica transvaginale. L’annessiectomia profilattica è consigliabile nelle donne portatrici di mutazioni dopo i 35 anni di età o che abbiano completato il ciclo riproduttivo.

 

Info&Contatti

Per maggiori informazioni si può contattare il C.U.P. del Policlinico Gemelli telefonando al numero 06 888 05560 dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 15.00 e prenotare una visita presso l’Ambulatorio Ginecologia Oncologica Medica o l’Ambulatorio di Familiarità Neoplasie Ginecologiche (7 piano ala D).

Per prenotare una prima visita presso l’Ambulatorio Ginecologia Oncologica si può scrivere alla casella di posta segr-gin@rm.unicatt.it oppure contattare la segreteria della Ginecologia Oncologica telefonando al numero (centralino) 06 301 55 629 dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 17.00, oppure compilare il modulo nella pagina Contatti.

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